VoiceMed raggiunge €1 milione: biomarcatori vocali per l'innovazione sanitaria e pilota per l'identificazione precoce di malattie respiratorie
- Marc Griffith

- 17 feb
- Tempo di lettura: 3 min

Sintesi VoiceMed annuncia un finanziamento di 1 milione di euro e l'avvio di un pilota di sei mesi con Chiesi per l'identificazione precoce di malattie respiratorie tramite biomarcatori vocali. Il finanziamento, supportato da Invitalia e investitori privati, accelera studi clinici, validazione in contesto reale e l'ingresso sul mercato, dimostrando una traiettoria concreta per la salute digitale. Key takeaways
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VoiceMed, una startup italiana di salute digitale con base a Roma, annuncia di aver raccolto un milione di euro, chiudendo il primo round di finanziamento e aprendo la strada a studi clinici e all'adozione sul mercato di soluzioni di monitoraggio domiciliare basate su biomarcatori vocali. Questo finanziamento consente di accelerare la validazione clinica e l'ingresso sul mercato.
Il capitale arriva con sostegno pubblico da Invitalia e investimenti privati da GCM Group, Padda Health e 28Digital (ex EIT Digital). La combinazione di risorse pubbliche e private è cruciale per la validazione clinica e l'entrata nel mercato.
«A fronte di una popolazione anziana in aumento, l’individuazione precoce delle malattie respiratorie è fondamentale per ridurre ricoveri e peggioramenti»
Fondata nel 2020, VoiceMed sviluppa tecnologie che impiegano biomarcatori vocali e intelligenza artificiale per supportare lo screening e il monitoraggio di condizioni respiratorie croniche al di fuori dell’ospedale. Analizzando segnali vocali, l’azienda punta a offrire insight precoci che guidino cure più proactive e basate sui dati.
La piattaforma, digital-only e device-free, si propone di essere facilmente implementabile in cure primarie, assistenza ospedaliera a domicilio e programmi remoti. Il nuovo funding sarà impiegato per accelerare studi clinici e supportare le prime attività di ingresso sul mercato.
In parallelo all’investimento, VoiceMed, insieme a Chiesi Group, ha annunciato un pilota di sei mesi mirato all’individuazione precoce di malattie respiratorie, inclusa la COPD. Questo progetto valuterà l’efficacia della biomarcatori vocali in contesti reali e l’adeguatezza all’implementazione clinica.
Arianna Arienzo, co-fondatrice e CEO di VoiceMed, ha sottolineato: «Con l’invecchiamento globale della popolazione, è cruciale intervenire precocemente per ridurre ricoveri e migliorare la qualità di vita.»
La collaborazione con Chiesi si concentra sull’uso di biomarcatori vocali come parte di un flusso diagnostico accessibile via smartphone; VoiceMed evidenzia che, grazie a dispositivi comuni, è possibile offrire screening e monitoraggio più efficienti sia per i pazienti sia per i fornitori. La validazione della qualità di vita tramite QALY sarà parte integrante del pilot.
Chiesi Group, presente in oltre 31 affiliati globali e con più di 7.500 dipendenti, sostiene la ricerca e lo sviluppo a livello mondiale; l’infrastruttura del gruppo facilita l’adozione di nuove soluzioni digitali nel continuum sanitario. La rete globale di Chiesi è un facilitatore chiave per il deployment della tecnologia vocale.
Prospettive e dibattito sull’uso dei biomarcatori vocali nel contesto sanitario
La potenzialità di ridurre la dipendenza da visite in loco e di democratizzare l’accesso a diagnosi precoci è un valore centrale. Tuttavia, l’adozione su larga scala richiede validazione approfondita in contesti reali, standard di interoperabilità tra sistemi sanitari e rigorose politiche di privacy, per evitare rischi di bias o diffusione non controllata di dati sensibili.
Altri sostengono che, senza normative chiare e trasparenza sugli algoritmi, i biomarcatori vocali potrebbero generare incertezze diagnostiche e dipendenze tecnologiche. La sfida è bilanciare innovazione e sicurezza, garantendo che le soluzioni siano efficaci, affidabili e rispettose dei pazienti.
Un ulteriore punto di dibattito riguarda la sostenibilità economica e il modello di business: come monetizzare una tecnologia non invasiva senza gravare sui sistemi sanitari pubblici, mantenendo al contempo l’accessibilità per i pazienti. Soluzioni basate su standard aperti, interoperabilità e misure di privacy robuste hanno maggiori chances di scalare.
«Una soluzione vocale potrebbe democratizzare la diagnosi, ma richiede trasparenza degli algoritmi e governance dei dati.»
«L’adozione dipenderà dalla dimostrazione di ROI per i sistemi sanitari e dalla possibilità di integrarsi con flussi clinici esistenti.»
In conclusione, l’innovazione basata su biomarcatori vocali offre una via promettente per diagnosi e monitoraggio remoti, ma richiede validazione rigorosa e una governance etica dei dati. Le prossime fasi comprenderanno studi su scala reale, definizione di standard e partnership multisettoriali per trasformare questa tecnologia in pratica clinica diffusa.




