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Lombardia: ecosistema startup lombardo innovazione e leadership nell’innovazione italiana

Lombardia: ecosistema startup lombardo innovazione e leadership nell’innovazione italiana


Il 2025 dell’ecosistema italiano delle startup evidenzia segnali contrastanti: un aumento delle operazioni ma una contrazione della massa di capitale disponibile. In questo contesto, la Lombardia si conferma come cuore trainante dell’innovazione nazionale, raccogliendo una quota significativa delle transazioni e delle risorse finanziarie. Secondo il report di riferimento, la regione assorbe il 47,3% dei deal italiani, pari a 96 operazioni su un totale di 204 round chiusi a livello nazionale. Milano resta il fulcro dell’innovazione grazie alla presenza di fondi di venture capital, investitori corporate, acceleratori, università e infrastrutture finanziarie come Borsa Italiana.


La Lombardia, hub dominante per numero di operazioni

La Lombardia emerge come polo principale non solo per la quantità di operazioni, ma anche per la qualità e la tipologia dei progetti finanziati. La regione assorbe quasi la metà dei deal italiani: 96 round su 204 chiusi nel Paese, confermando Milano come epicentro dell’innovazione. Questo dinamismo è supportato dall’ecosistema locale: fondi di venture capital, corporate venture, acceleratori, università e una rete infrastrutturale solida che facilita l’individuazione di talenti e opportunità competitive.


Numeri chiave del 2025

Nel complesso, l’Italia ha investito circa 1,1 miliardo di euro nel 2025 in startup, con una riduzione del 22% rispetto agli 1,4 miliardi del 2024. Nonostante la moderazione del capitale, il numero di round è cresciuto del 10,5% su base annua, segnale di maggiore attività operativa e di un mercato più attivo sul fronte delle operazioni, anche se meno in grado di sostenere round di dimensioni rilevanti, soprattutto nella fase di scale-up.


Polarizzazione degli investimenti e peso dei mega-deal

Il mercato appare fortemente polarizzato: quattro operazioni di grandi dimensioni – tra cui AAVantgarde Bio, Nanophoria, Exein e Hercle – hanno concentrato quasi il 40% della raccolta complessiva annuale. Le risorse si orientano prevalentemente verso settori maturi o strategici: fintech, biotech e medtech, HR tech e deeptech. Questa concentrazione segnala una maggiore selettività da parte degli investitori e una preferenza per tecnologie ad alta intensità scientifica e industriale. L’effetto è duplice: da una parte si creano campioni di successo con potenziale globale, dall’altra si rischia una ridotta diffusione del capitale tra una più ampia rete di iniziative innovative.


Il confronto con l’Europa e il gap strutturale italiano

Il divario con l’ecosistema europeo resta marcato. Nei primi nove mesi del 2025, le startup europee hanno raccolto circa 33 miliardi di euro (+7% vs l’anno precedente), mentre l’Italia resta marginale nello scenario continentale. Tra i principali hub europei spiccano Regno Unito (14,4 miliardi), Germania (7,4 miliardi), Francia (6,1 miliardi), Svezia (2,5 miliardi), Finlandia (2,3 miliardi) e Spagna (2 miliardi). Esistono esempi di grandi round e fondamentali fondi come IQM o Tekever, ma persistono ostacoli strutturali quali mercati di listing frammentati e ricorrenti difficoltà di exit (M&A/IPO). Alcuni osservatori invocano un modello “One Listing, One Capital Market” per trattenere il talento in casa e semplificare l’accesso ai mercati finanziari. A trainare l’Europa hub sono anche dimensioni come exit e IPO, che continuano a rappresentare un collo di bottiglia strutturale.


La sfida della scala e l’appello a “fare sistema”

Dal palco di SIOS25 Winter è emersa una chiara indicazione: senza un rafforzamento strutturale dell’ecosistema, il rischio è quello di uno stallo competitivo. Servono politiche industriali più incisive, una maggiore integrazione tra pubblico e privato e una strategia condivisa per accompagnare le startup italiane oltre la fase iniziale. L’Europa, pur con le sue criticità, sta costruendo un mercato sempre più solido; per non restare indietro, l’Italia e la Lombardia in particolare sono chiamate a trasformare la leadership numerica in capacità di generare campioni globali dell’innovazione.


Dibattito: pro e contro dell’attuale assetto

Questo contesto offre opportunità concrete ma anche rischi. Da una parte, una leadership regionale può tradursi in investimenti mirati, attrazione di talenti e una pipeline di aziende di valore che generano occupazione e know-how. Dall’altra parte, una concentrazione eccessiva di capitali in poche aree o in pochi mega-deal rischia di comprimere la diversità del tessuto imprenditoriale nazionale, lasciando indietro startup di nicchia che potrebbero invece contribuire a una crescita più robusta e diffusa. È essenziale bilanciare questa concentrazione con politiche che stimolino la diffusione dell’innovazione in tutto il Paese: sostegno a fondi pubblico-privati, incentivi mirati per i primi round, processi decisionali snelli e percorsi chiari per le exit che facilitino il reinvestimento nel ciclo successivo. Alcuni analisti evidenziano la necessità di strumenti che accelerino la scalatura delle aziende, come programmi di scale-up, acceleratori verticali e partnership con grandi aziende che offrano accesso a mercati internazionali. Altri puntano su una migliore integrazione tra università, centri di ricerca e industria per trasformare le scoperte in innovazioni commerciali tangibili. In sintesi, il dibattito ruota attorno a come bilanciare la concentrazione di capitale con una diffusione capillare dell’innovazione, mantenendo livelli di exit adeguati per stimolare il reinvestimento.


Verso un ecosistema più solido: cosa fare

Per convertire la leadership numerica in una spinta reale di crescita globale serve un ripensamento delle politiche pubbliche e private. Necessario un mix di investimenti in infrastrutture, network tra aziende e università, e una governance che premi la qualità delle opportunità piuttosto che la quantità di deal. È cruciale ridurre le barriere all’export, incentivare la R&S e offrire strumenti di supporto alle scale-up, con programmi di collaborazione che facciano leva su partnership tra pubblico e privato. L’emergere di una rete robusta di fondi, insieme a una maggiore interoperabilità tra mercati europei, può facilitare exit più frequenti e migliori condizioni di reinvestimento. Se la Lombardia concentra le sue energie su una strategia coordinata con il resto d’Italia e con l’Europa, può trasformarsi da centro di operazioni in catalizzatore di innovazione reale e durevole.


Un percorso condiviso per l’ecosistema lombardo

La strada verso un ecosistema startup lombardo più solido passa dall’investimento in capitale umano, infrastrutture di ricerca e una rete di collaborazioni che colleghi università, centri di ricerca, fondi di venture capital, aziende e istituzioni pubbliche. Un modello efficace è quello in grado di trasformare una leadership numerica in capacità di generare campioni globali dell’innovazione, replicabile anche in altre regioni e settori. Se le parti interessate riusciranno a lavorare sinergicamente, la Lombardia potrà continuare a guidare l’innovazione italiana non solo per numero di operazioni ma anche per la qualità e l’impatto globale dei progetti supportati.

Conclusione sintetica: il futuro dell’ecosistema startup lombardo dipende dall’equilibrio tra crescita, governance efficiente e investimenti mirati che accompagnino le aziende lungo tutto il loro percorso. È necessario fare sistema, investire in competenze e infrastrutture, e mantenere un dialogo aperto tra pubblico e privato per trasformare un ecosistema locale in un modello nazionale capace di competere a livello internazionale.


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