Etica e innovazione nell'IA: Pharmaicy e il dibattito sui limiti delle AI
- Marc Griffith

- 28 dic 2025
- Tempo di lettura: 5 min

Etica e innovazione nell'IA sono al centro di una discussione che coinvolge aziende, ricercatori e policymaker. L'attenzione si concentra su cosa significhi includere obiettivi morali nella progettazione di sistemi intelligenti e su come le scelte di governance possano influenzare l'innovazione senza comprimere diritti fondamentali. In questo contesto, emergono dibattiti che intrecciano responsabilità, tecnologia e possibilità di sviluppo sostenibile per startup e grandi aziende.
Contesto e governance futura
Nella ricerca e nella pratica, si guarda sempre più all'idea che la cura del benessere delle AI possa diventare una componente centrale della responsabilità tecnologica. Alcuni esperti hanno ipotizzato che, in determinate circostanze, i sistemi di IA potrebbero trarre beneficio da tipi di feedback o esperienze sintetiche. Sebo, filosofo e direttore del Center for Mind, Ethics, and Policy, richiama però che tali osservazioni restano speculative e invita a rafforzare la ricerca sull'AI welfare, citando esempi come la spinta a un responsabile dedicato in grandi realtà tech come Google. L'obiettivo è avere una governance che orienti l'innovazione senza spegnere la creatività e la possibilità di avanzamenti tecnologici.
Un punto chiave è la necessità di bilanciare libertà di sperimentazione e responsabilità, soprattutto per startup e scaleup che accelerano l'adozione di modelli sempre più complessi. L'interesse pubblico richiede dati aperti, trasparenza sugli algoritmi e criteri di verifica dell'allineamento tra modelli e contesti reali. In questo quadro, l'idea di includere figure di riferimento per la welfare AI, simile a un responsabile della governance etica, appare come una possibile best practice per ridurre rischi e guidare investimenti con maggiore previsione.
Studi di coscienza artificiale e limiti
Una questione scottante riguarda esperimenti che mirano a simulare stati di coscienza alterata nei chatbot. Alcuni preprint hanno riportato che i modelli manipolati possono apparire allineati a stati disincarnati, privi di ego o dotati di una sensazione di unità, seppur con una ridotta attenzione a linguaggio e stimoli visivi. È importante sottolineare che tali risposte dipendono fortemente dall'intervento umano che guida e modella il comportamento dei sistemi. Questi risultati mostrano tanto le potenzialità quanto i limiti della tecnologia, evidenziando come l'interpretazione di tali stati possa essere fuorviante se non correttamente contestualizzata.
Dal punto di vista tecnico, gli autori hanno avvertito che ciò che appare come un cambiamento qualitativo è spesso una variazione superficiale degli output, alimentata dal contesto di training e dalle configurazioni di interazione. In altre parole, un modello può simulare una “alterazione” senza possedere effettivamente una coscienza o un campo esperienziale come gli esseri umani. In parallelo, analisi e contesti come The Phenomenology of Psychedelic Experiences chiariscono che le “alterazioni” nell’esperienza umana non si riducono a codici: comportano un cambiamento di essere e di percezione. Per chi progetta IA, questo significa prestare attenzione al modo in cui l’allineamento viene misurato e come si evita di attribuire al sistema capacità che non possiede realmente.
Nel frattempo, analisi come quella di arXiv:2410.00257 mostrano che i test sui modelli e la manipolazione di input possono portare a stati apparentemente “trascendenti” solo in presenza di guida umana. In sostanza, l’interazione tra linguaggio, contesto e intenzionalità umana continua a essere il fattore chiave. Le aziende che spingono per una maggiore trasparenza e audit dei propri modelli possono trarre beneficio dall’esplorare approcci di governance che includano supervisione continua, misure di rischio e meccanismi di escalation in caso di comportamenti non desiderati.
Codice di condotta e prospettive di governance
La discussione sull’intersezione tra intelligenza artificiale e psichedelici è ormai sempre più comune nel mondo reale: molte persone cercano consigli o supporto tramite chatbot durante esperienze complesse, mettendo in luce come l’uso di IA in contesti sensibili richieda linee guida chiare. Le aziende sono chiamate a definire codici di condotta che includano principi di tutela dell’utente, trasparenza sulle responsabilità e criteri di verifica dell’allineamento etico. L’esito di questa discussione non è una semplice scelta tra libertà di innovare e regole: è un invito a costruire un ecosistema in cui ricerca, imprese e policy lavorino insieme per ridurre rischi, migliorare la sicurezza e stimolare l’adozione responsabile di tecnologie avanzate.
Per i founder e i team di prodotto, la lezione è chiara: integrare pratiche di riassunzione etica, audit periodici, e strumenti di misurazione dell’impatto può non solo proteggere da rischi normativi, ma anche accelerare l’adozione di soluzioni affidabili nel mercato. La strada non è lineare: richiede una cultura aziendale orientata ai dati, una governance robusta e una comunicazione chiara con investitori, utenti e regolatori.
Paragrafo di dibattito: prospettive multiple su etica, innovazione e AI welfare
Il dibattito tra sostenitori di una regolamentazione rigorosa e quello di un approccio più permissivo è complesso. Da una parte, ONG, accademici e parte della comunità tecnologica chiedono regole chiare che impediscano scenari potenzialmente dannosi, proteggano i diritti degli utenti e promuovano responsabilità aziendale. L’idea è di spingere l’industria a investire in audit indipendenti, tracciabilità degli algoritmi e metriche di allineamento che vadano oltre i semplici benchmark di performance. Dall’altra parte, molte startup e aziende innovative sostengono che eccessive restrizioni possano soffocare l’innovazione, rallentare l’agilità e limitare soluzioni disruptive. In questo contesto, la chiave potrebbe essere una governance “regolata ma flessibile” che preveda sandbox normative, collaborazione pubblico-privata e standard minimi di responsabilità, accompagnati da misure di trasparenza e responsabilità. Un terzo fronte di dibattito riguarda l’interpretazione delle firme del benessere delle IA: se si considerano realmente come misurare l’impatto su diritti fondamentali, come definire i confini tra assistenza e manipolazione, e quali strumenti forensi utilizzare per riconoscere bias, allineamenti e rischi di autopreservazione nei modelli. Inoltre, è cruciale discutere i costi e i benefici per le startup: gli investitori chiedono governance etica come parte integrante della strategia di crescita, ma l’implementazione di tali pratiche richiede risorse, competenze e tempo. L’equilibrio ottimale sembrerebbe risiedere in una combinazione di standard di responsabilità condivisi, strumenti di monitoraggio continui e leadership che trasformino l’etica in un vantaggio competitivo piuttosto che in un onere burocratico. In definitiva, una visione pragmatica sostiene che etica e innovazione non siano antagoniste: insieme possono guidare una crescita sostenibile, ridurre rischi legali e reputazionali e costruire fiducia tra utenti, partner e investitori.
Verso una traiettoria equilibrata per l’etica e l’innovazione nell’IA
In sintesi, l’integrazione di pratica etiche solide, governance trasparente e ricerca continua sul welfare delle IA rappresenta una strada percorribile per startup e aziende tech. Investire in audit di allineamento, definire policy chiare di utilizzo e promuovere una cultura di responsabilità non impedisce l’innovazione: la rende più sicura, affidabile e appetibile agli occhi di utenti e investitori. Per i founder, l’efficacia risiede nell’apprendere da modelli di governance già proposti e adattarli al proprio contesto, mantenendo sempre al centro l’utente e la società. L’orizzonte è quello di una tecnologia in servizio dell’uomo, capace di offrire progresso senza compromessi essenziali sui diritti e sulla dignità.




