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Fondatori e famiglia: come rendere le startup più sostenibili
La domanda se i fondatori e la famiglia possano convivere diventa concreta dopo un nuovo sondaggio internazionale. La pressione della raccolta fondi nelle startup e la cultura della disponibilità continua spingono molti imprenditori a rimandare la genitorialità. Altri arrivano a limitare il numero di figli. Esistono però passi pratici per rendere l’ecosistema più sostenibile senza rinunciare a crescita e scala.
Risultati principali del sondaggio
Il sondaggio qualitativo è stato condotto a settembre e ottobre 2025 da Maria 01 in collaborazione con l’agenzia Bamla. La ricerca ha raccolto 55 risposte anonime da fondatori, CEO, operatori e aspiranti fondatori in 9 paesi. I partecipanti erano per il 53% donne e per il 46% uomini. Il 62% dei rispondenti era costituito da fondatori e il 20% da aspiranti fondatori. Il 69% degli intervistati aveva figli mentre il 31% non ne aveva.
Più della metà dei fondatori senza figli ha dichiarato di aver rimandato ad averli a causa delle pressioni imprenditoriali. Quasi un fondatore su quattro ha detto di sentirsi costretto a scegliere tra imprenditoria e vita familiare. Tra i fondatori che sono genitori, quasi uno su cinque ha dichiarato di aver rimandato ad avere figli. Più del 14% ha detto di aver limitato il numero di figli pianificati a causa delle esigenze della startup. La metà dei fondatori con figli si sente stressata sempre o quasi sempre.
Non possiamo permetterci di scegliere tra fondatori e nascite, ha detto Sarita Runeberg, CEO di Maria 01, sintetizzando l’urgenza demografica ed economica sollevata dal sondaggio.
Perché la cultura startup crea questo trade-off
La fase iniziale di una startup è spesso valutata tramite segnali visibili di impegno. Questi segnali includono ore lunghe, risposte immediate, viaggi continui e disponibilità per investitori e clienti. Questo modello premia la “busyness” visibile e non la produttività reale. Genitorialità e cura richiedono stabilità, flessibilità e tempo non comprimibile, creando un conflitto strutturale con la narrativa del fondatore sempre-on.
Misurare la dedizione attraverso la presenza punisce chi ha responsabilità di cura. La pratica scoraggia la partecipazione di talenti che non possono o non vogliono sacrificare famiglia e salute. La misurazione della dedizione attraverso la busyness penalizza i genitori.
Impatto differenziato per genere
Le risposte mostrano disparità nell’esperienza tra uomini e donne. Alcune fondatrici hanno raccontato di aver nascosto gravidanze agli investitori. Altre hanno evitato eventi visibili durante la gravidanza per non essere percepite come rischio d’investimento. Parallelamente, il congedo paterno resta raramente normalizzato nell’ecosistema startup, mantenendo la cura sproporzionatamente femminile.
Queste dinamiche erodono diversità e riducono il bacino di talento. Se le donne devono celare gravidanze e gli uomini non possono prendere congedo, l’ecosistema perde prospettive e resilienza. La cultura attuale rischia di restringere chi può diventare fondatore.
Genitori come risorsa per le startup
Molti intervistati hanno affermato che la genitorialità ha migliorato la loro performance: maggiore capacità di prioritizzare, concentrazione e meno tolleranza per attività performative. Juhana Rintala di Yummy ha detto che diventare genitore lo ha reso “più focalizzato”, mentre Teemu Myllymäki di Measurlabs ha chiamato all’onestà sui costi reali dell’imprenditoria.
Le competenze trasferibili includono disciplina, decision-making rapido e gestione delle risorse scarse: qualità utili in un percorso di scaleup o durante una serie A. Genitori spesso offrono leadership più focalizzata e orientata ai risultati.
Normalizzare la genitorialità aumenta la capacità del sistema di attrarre e trattenere talenti.
Azioni pratiche e raccomandazioni
Per investitori e acceleratori: standardizzare aspettative realistiche sui tempi e sui checkpoint di crescita. Includere la flessibilità come criterio valutativo. Promuovere esempi pubblici di fondatori con figli. Per incubatori e hub: offrire servizi di childcare durante eventi, orari più elastici e modelli di mentorship con fondatori genitori. Per policy e future ricerche: monitorare quantitativamente l’impatto su fundraising e exit e studiare interventi replicabili in regioni come Emilia-Romagna e cluster tecnologici italiani.
Criticamente, ci sono due visioni in tensione: un approccio che preserva la cultura della “full immersion” per massimizzare la velocità di mercato e un’altra che punta a risultati sostenibili nel lungo periodo investendo nella salute delle persone. La prima può produrre rapidi successi e unicorni, ma aumenta il rischio di burnout, fuga di talenti e team non diversificati. La seconda richiede pazienza da parte di VC, modifiche ai contratti di investimento e infrastrutture di supporto, ma amplia il bacino di imprenditori e può migliorare la qualità delle decisioni aziendali.
Chi beneficia ora sono i fondatori senza vincoli di cura e gli ecosistemi che premiano la presenza fisica. Chi perde sono donne, genitori e candidati che valutano equilibrio vita-lavoro. Se gli investitori e le piattaforme di accelerazione accettano metriche basate sui risultati invece che sulle ore, la scena delle startup europee e italiana potrebbe diventare più inclusiva senza rinunciare a crescita e innovazione.
Verso un ecosistema che tiene conto delle persone
La sostenibilità delle startup non riguarda solo i conti: riguarda le persone che le costruiscono. Cambiamenti pratici, politiche di congedo normalizzate, flessibilità negli acceleratori, e valutazioni di performance basate sui risultati, possono ridurre la scelta binaria tra fondatori e famiglia. Gli investitori italiani e le community regionali devono iniziare a misurare la qualità delle leadership oltre le ore lavorate. In questo modo potranno attrarre più talento e costruire imprese più resilienti.
Fonti: