Innovazione nei distretti montani: Natale hi-tech e il meglio del viaggio in Italia
- Marc Griffith

- 25 dic 2025
- Tempo di lettura: 5 min

Innovazione nei distretti montani è una politica di sviluppo territoriale che sta ridefinendo il rapporto tra tecnologia, comunità e imprese locali. Nei paesaggi alpini e prealpinici italiani, startup, centri di ricerca e istituzioni pubbliche collaborano per trasformare criticità sociali ed economiche in opportunità concrete. Il focus che segue esplora tre esempi emblematici: una centrale idroelettrica storica rinata come modello energetico sostenibile, un hub di coworking che rigenera uno spazio rurale e una scuola che integra l’intelligenza artificiale nel percorso educativo. Tutti i casi dimostrano come l’innovazione possa nascere dall’unione di infrastrutture esistenti, nuove competenze e una visione di lungo periodo per i territori montani.
L’energia pulita che elettrizza Villetta Barrea
Nelle campagne abruzzesi, Villetta Barrea è l’emblema di come una vecchia centrale idroelettrica possa rinascere e tornare a dare energia a un’intera comunità. L’impianto storico, costruito nel 1910, è stato restaurato in chiave moderna e ora alimenta la rete locale grazie a una gestione energetica aggiornata e all’uso di tecnologie intelligenti per l’ottimizzazione dei consumi. L’operazione è stata raccontata come una trasformazione significativa da Moreno Scarchini, CEO di EnergRed, che descrive la logica di una Near Zero Energy Community (NZEC) come modello di integrazione tra produzione e gestione energetica a basso impatto ambientale. Il progetto, avviato nel 2023, ha orientato investimenti verso infrastrutture e sistemi di controllo avanzati, con l’obiettivo di offrire energia affidabile e sostenibile a una comunità di dimensioni contenute.
Questo caso illustra una strada replicabile per i territori montani: valorizzare infrastrutture esistenti con tecnologie moderne per creare modelli energetici resilienti, ridurre l’obsolescenza delle reti locali e stimolare investimenti privati attorno a nuove competenze tech legate all’efficienza energetica e alla digitalizzazione dei processi di gestione. Per le startup, l’esempio evidenzia opportunità di innovazione in campo energy tech e service design, con potenziali partnership pubbliche-private per progetti di rigenerazione territoriale e sviluppo di community energy.
In parallelo, l’esperienza di Villetta Barrea invita a chiedersi come i piccoli centri possano trasformarsi in incubatori di soluzioni sostenibili per l’intera regione, soprattutto se accompagnati da modelli di coinvolgimento civico, trasparenza energetica e strumenti di finanziamento che favoriscano progetti pilota e dimostrativi, utili anche per attrarre talenti giovani e startup interessate a temi di sostenibilità e infrastrutture intelligenti.
A Valmorel (Belluno) si combatte lo spopolamento
Nell’area montana di Belluno, Valmorel rappresenta un laboratorio di rigenerazione urbana che mette al centro l’occupazione locale e la retenzione dei talenti. Qui è attivo un hub di coworking di circa seicento metri quadrati, gestito da Andrea Piol, a capo della Fondazione Elserino Piol, che studia come trattenere i talenti tra le montagne. L’iniziativa ha previsto la riconversione di una vecchia osteria in spazi di lavoro condiviso, ma anche in una struttura ricettiva che offre ristoro e opportunità di soggiorno per visitatori e lavoratori in transito. Il progetto è stato descritto dall’imprenditore come una riqualificazione concreta degli spazi e una testimonianza di come il coworking possa convivere con un tessuto rurale e turistico locale, preservando tradizioni e offrendo nuove opportunità economiche.
Nel racconto emerge la filosofia della Fondazione Piol che, insieme ai fratelli Alessandro e Marinella, ha creato un ecosistema capace di coniugare spazi di lavoro, formazione e alloggi tematici. L’obiettivo è offrire un modello di sviluppo che non si limiti al lavoro digitale, ma che stimoli la coesione sociale, la creazione di reti e la rigenerazione urbana, offrendo una finestra di opportunità alle nuove generazioni che vivono in zona montana. La storia di Valmorel dimostra come l’innovazione possa nascere dall’acqua e dalla pietra, trasformando luoghi tradizionalmente legati a turismo e agricoltura in nodi di innovazione che attraggono talenti e visitatori interessati a un ecosistema integrato.
A Treviso a scuola di Intelligenza artificiale
Ai piedi del monte Grappa, l’Istituto Filippin ha avviato un modello scolastico innovativo che integra l’Intelligenza artificiale nel tessuto didattico. Con un campus esteso oltre 30.000 metri quadrati, la scuola ospita oltre 500 studenti che avranno al banco strumenti basati sull’IA. Circa la metà della popolazione studentesca è internazionale, con una presenza marcata di studenti americani, riflettendo la scelta della scuola di adottare un modello didattico internazionale e orientato al networking globale. Il dirigente Sileno Rampaudo ha spiegato che i progetti scolastici includono iniziative di rigenerazione urbana e una forte attenzione alle competenze pratiche, all’informatica e all’etica dell’uso della tecnologia. L’approccio non si limita all’utilizzo degli strumenti più avanzati, ma punta a sviluppare una cultura tecnologica che sia al contempo responsabile e orientata al territorio.
Questo caso evidenzia come le scuole possano diventare epicentri di innovazione, offrendo formazione di alto livello e stimolando collaborazioni con imprese, università e istituzioni pubbliche. Per le startup che operano nel settore education tech, l’esempio della Treviso aiuta a comprendere quali modelli di offerta formativa, quali partnership e quali percorsi di ricerca applicata possono generare valore sia per la comunità sia per l’ecosistema imprenditoriale locale.
Prospettive e riflessioni sull’impatto dell’innovazione montana
Le esperienze descritte mostrano chiaramente una tendenza: i territori montani possono trasformarsi in laboratori di innovazione se si crea un ecosistema che integri infrastrutture esistenti, capitale umano, formazione e opportunità di business. L’energia rinnovata di Villetta Barrea e l’hub di Valmorel dimostrano come l’interazione tra energia, coworking e rigenerazione urbana possa dare vita a nuove attività economiche, a una diversa attrattività per talenti e investimenti, e a una maggiore resilienza del tessuto locale. Dall’altro lato, la scuola di Treviso illustra come l’IA possa diventare parte integrante del percorso formativo, preparando studenti e giovani professionisti a progetti concreti, trasformando conoscenze teoriche in competenze operative e opportunità di lavoro di qualità. Tuttavia, esistono anche rischi e sfide che richiedono una riflessione critica. La diffusione di modelli basati sull’innovazione tipicamente richiede investimenti pubblici e privati, governance condivisa e una pianificazione a lungo termine per evitare che il valore generato si esaurisca con il tempo o non venga distribuito equamente tra le comunità locali. È cruciale associare progetti di infrastruttura tecnologica a misure di inclusione, formazione continua e monitoraggio dell’impatto ambientale. Inoltre, è necessario incoraggiare modelli di partecipazione che coinvolgano residenti, aziende e istituzioni, affinché i benefici siano percepiti come sostenibili e durevoli nel tempo. Un’analisi equilibrata tra i benefici potenziali e i rischi di ghettizzazione tecnologica o di polarizzazione economica è fondamentale per evitare che l’innovazione diventi una dinamica esclusiva di pochi luoghi virtuosi.
In chiave pratica, agli imprenditori e ai founder conviene prendere spunto da questi casi per definire strategie replicabili: valorizzare infrastrutture esistenti, costruire partenariati pubblico-privato efficaci, investire in formazione avanzata e promuovere modelli di coworking che includano elementi di ospitalità e di rigenerazione urbana. Gli ecosistemi montani richiedono una visione che integri tecnologia, sostenibilità ambientale e un forte legame con il territorio, per trasformare le peculiarità locali in vantaggi competitivi concreti.
Conclusione: un percorso praticabile per startup e territori
Le tre esperienze analizzate mostrano come l’innovazione possa nascere dall’intersezione tra infrastrutture storiche, nuove competenze e una governance attenta allo sviluppo locale. Per le startup e gli innovatori, rappresentano una mappa di azione: identificare asset esistenti, costruire partnership strategiche, investire in formazione e adottare modelli di business che valorizzino il contesto territoriale. Per i territori montani, significano opportunità di crescita reale, non solo di notorietà, con impatti su occupazione, qualità della vita e sostenibilità ambientale. Se si riuscirà a concatenare energia, knowledge e comunità, l’innovazione nei distretti montani potrà diventare un motore di sviluppo diffuso, capace di trasformare luoghi e modi di lavorare, con un effetto positivo sulle future generazioni di founder e innovatori.




