Merge tra uomo e intelligenza artificiale: OpenAI investe in Merge Labs
- Marc Griffith

- 17 gen
- Tempo di lettura: 4 min

Il panorama delle interfacce cervello-computer (BCI) sta vivendo una fase di intensa attenzione e investimento. OpenAI ha scelto Merge Labs, startup guidata da Sam Altman, per avanzare in una visione di fusione tra capacità biologiche e sistemi di intelligenza artificiale. Merge Labs ha annunciato un seed round da 250 milioni di dollari, con una valutazione post-money stimata intorno agli 850 milioni di dollari. Fonti vicine all’operazione indicano che OpenAI avrebbe firmato il finanziamento di maggior peso del round, segnando una svolta nello sviluppo di una narrativa di coevoluzione tra esseri umani e AI.
Investimento e prospettive di Merge Labs
Merge Labs si presenta come un laboratorio di ricerca focalizzato sul collegamento tra intelligenza biologica e artificiale, con l’obiettivo di massimizzare le capacità umane oltre i confini delle applicazioni tradizionali. L’azienda intende esplorare interfacce cervello-computer non invasive, puntando a una maggiore risoluzione e una comunicazione diretta tra neuroni e modelli AI, evitando interventi chirurgici complessi. A differenza di alcuni approcci impiantabili, la loro visione prevede soluzioni non invasive che potrebbero rivoluzionare come interagiamo con i sistemi digitali.
Secondo quanto riportato, Merge Labs punta a sviluppare una piattaforma che integri segnali neurali con l’AI, con l’idea di offrire una sorta di “telecomando neurale” per i modelli di OpenAI. Il contesto è particolarmente favorevole: OpenAI cerca nuove modalità di integrazione uomo-macchina che amplifichino le capacità cognitive e creative, soprattutto in ambiti di R&D e neuroscienze, dove la collaborazione tra hardware avanzato e software AI può generare nuove applicazioni e casi d’uso.
BCI non invasive: una nuova geografia tecnologica
Dal punto di vista tecnologico, Merge Labs ambisce a distinguersi proponendo interfacce cervello-computer non invasive, capaci di comunicare con i neuroni senza impianti. L’azienda descrive l’utilizzo di approcci innovativi come l’impiego di molecole e di ultrasuoni per trasmettere segnali neurali, piuttosto che ricorrere a elettrodi impiantabili. Se realizzabile, questo approccio potrebbe offrire una maggiore sicurezza, una riduzione dei rischi chirurgici e una scalabilità più ampia rispetto alle soluzioni invasive. L’obiettivo è mappare e interpretare l’intento umano con maggiore affidabilità, aprendo nuove possibilità di interazione con applicazioni di AI avanzate.
In questo scenario, la strada è complessa: superare i limiti di risoluzione, sicurezza e affidabilità delle interfacce neurali è una sfida tecnologica e regolatoria di rilievo. La narrativa di Merge Labs si confronta anche con concorrenti come Neuralink, la startup di Elon Musk che mira a dispositivi impiantabili per assistere persone con paralisi o disabilità. Neuralink ha raccolto investimenti significativi e ha superato una valutazione di diverse decine di miliardi di dollari in fasi recenti, ma la strada per soluzioni non invasive resta cruciale per una ampia adozione.
OpenAI come sistema operativo neurale
OpenAI ha delineato un’idea ambiziosa: le BCI possono diventare una componente chiave di un nuovo “AI operating system” capace di interpretare intenzioni umane, adattarsi agli individui e operare in contesti segnali e rumorosi. In questa prospettiva, Merge Labs non sarebbe solo una startup neurotecnologica, ma un elemento di una visione strategica più ampia che collega hardware, biologia e software AI. Se l’integrazione uomo-AI proseguirà su questa traiettoria, Merge Labs potrebbe diventare un layer di input critico per i modelli AI, offrendo nuove modalità di interazione tra cervello e software.
Una dinamica circolare e strategica
La combinazione tra Merge Labs e OpenAI crea una dinamica circolare: se la startup avrà successo, potrà generare nuovi utenti e casi d’uso per le tecnologie AI di OpenAI, aumentando indirettamente il valore di OpenAI stessa. Allo stesso tempo, OpenAI contribuisce a valorizzare una realtà startup guidata da figure chiave come Altman, che garantiscono sinergie tra visione strategica e capitale di rischio. Questa interconnessione richiama anche altre iniziative dell’ecosistema, dove investimenti mirati in tecnologie avanzate stimolano nuove partnership tra aziende, università e fondazioni.
Il team fondatore e le alleanze
Oltre ad Altman, il duo fondatore di Merge Labs comprende Alex Blania e Sandro Herbig, entrambi già impegnati in Tools for Humanity, la società dietro World e i dispositivi eye-scanning Orb. Anche Tyson Aflalo e Sumner Norman, co-fondatori di Forest Neurotech, così come Mikhail Shapiro, ricercatore del California Institute of Technology, fanno parte del board o del gruppo dirigente. Secondo TechCrunch, tutti i co-fondatori siedono anche nel consiglio di Merge Labs, rafforzando la congiunzione tra ricerca accademica, imprenditorialità e infrastrutture di supporto all’AI avanzata.
Prospettive e dibattito sull’investimento
Questa operazione apre una serie di dibattiti che meritano attenzione da parte di founder e innovatori. Da un lato, l’investimento di OpenAI e la valutazione di Merge Labs indicano una chiara fiducia nell’idea di estendere la potenza dell’AI attraverso interfacce neurali non invasive. L’approccio potrebbe accelerare progressi in ambiti come la gestione delle informazioni, la formazione continua e l’ergonomia cognitiva, offrendo strumenti per amplificare l’apprendimento e la creatività umana. Dall’altro lato, emergono interrogativi su governance, etica e sicurezza: fino a che punto è sostenibile e regolamentata la fusione tra capacità biologiche e sistemi AI? Quali salti di responsabilità vengono richiesti a chi sviluppa interfacce neurali, e quali standard di privacy devono essere introdotti per proteggere gli utenti?
Inoltre, c’è una tensione tra l’urgenza di produrre risultati concreti e la cautela necessaria a evitare scenari di abuso o di dipendenza da reti neurali. Alcuni sostenitori ritengono che la non invasività possa accelerare l’adozione su larga scala, abbassando i rischi clinici; altri temono che una maggiore integrazione con l’AI possa intensificare disuguaglianze di accesso o introdurre nuove forme di controllo sull’autonomia cognitiva. Il contesto regolatorio, sia a livello internazionale che nazionale, giocherà un ruolo critico nel bilanciare innovazione e protezione degli individui.
Conclusione: cosa significa per i founder e l’ecosistema
La vicenda Merge Labs rappresenta una delle direzioni più interessanti e potenzialmente disruptive per l’ecosistema startup: l’adozione di interfacce neurali non invasive come vettore di sviluppo per le applicazioni AI avanzate. Per i founder e gli innovatori, si tratta di una linea di ricerca da tenere sotto stretta osservazione: quali sono le opportunità di mercato emergenti, quali partner strategici possono accompagnare una crescita responsabile e quali requisiti etici e regolatori vanno precorsi per accompagnare l’innovazione? Guardare a modelli di business che integrino hardware, software e formazione umana mediante AI potrebbe offrire nuove strade per creare valore e differenziazione competitiva. L’investimento di OpenAI in Merge Labs rende ancora più cruciale monitorare come evolveranno le interfacce neurali non invasive e quale ruolo avranno nel prossimo decennio per i founder interessati a costruire soluzioni di alto impatto nel campo dell’intelligenza artificiale.




